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Edizione stampata del giornalino per il 40° anniversario della fondazione del Liceo "Meucci"

La scuola al tempo dei Romani PDF Stampa E-mail

di Flavia Vittorini

Io, te, loro tutte le mattine ci svegliamo e, spesso, svogliatamente entriamo in quell’ edificio che forse riteniamo troppo scontato. In realtà, l’istruzione che noi oggi riceviamo ha alle sue spalle una storia davvero lunga e tortuosa che trova le sue origini nel mondo antico.  grec
L’educazione ha sempre avuto come scopo ultimo la formazione complessiva dell’individuo, obiettivo presentato in forme diverse a seconda dell’ epoca ma rimasto immutato nel tempo.
L’educazione a Roma era di carattere elitario e il suo fine era di formare perfectus civis et orator, infatti, l’istruzione romana poneva sempre l’accento sulla capacità di utilizzare al meglio la parola, strumento insostituibile per il successo pubblico e politico.

L’educazione arcaica romana aveva le sue fondamenta nei principi conservatori del mos maiorum e nell’imitazione del maestro. Prima della loro conquista del mondo greco, i Romani erano un popolo di contadini che attraverso l’istruzione intendevano formare uomini laboriosi e soldati leali verso la patria, come insegnava Catone il Censore che rimarrà sempre in una posizione fermamente antiellenica.
Questo tipo di educazione poneva il bambino prima nelle mani della famiglia e in seguito sotto il controllo diretto del padre, dotato di totale potestas. Dopo una prima istruzione di base, si alternavano periodi di studi a periodi di tirocinio fino ad arrivare al passaggio dalla toga praetexta, tipica degli adolescenti, a quella virilis, tipica dei cittadini adulti, una sorta del nostro esame di maturità.
Naturalmente questa formazione finora descritta era di carattere elitario, i plebei avevano solo la possibilità di una minima alfabetizzazione di base. Dopo la scuola dell’obbligo, infatti, chi avesse voluto proseguire gli studi avrebbe dovuto avere alle spalle un’ingente copertura economica che gli garantisse il suo percorso futuro. Non trovate qualche somiglianza con i tempi nostri? Io sì! In Italia quanti la possiedono? Le università costano sempre di più e gli studenti veri sono sempre di meno.
Tornando alla Roma antica, un graduale miglioramento dell’istruzione nell’Urbe si ebbe con l’adozione del sistema educativo greco.
Si trattava di un sistema che trovava in Omero il primo riferimento educativo. Nei suoi poemi, essenziali per l’educazione, troviamo la figura dell’eroe, proposto come modello da seguire per la formazione di militari e aristocratici esemplari.
Dopo il tramonto delle poleis greche, in cui l’educazione era di carattere o politico o militare, l’insegnamento iniziò a diffondersi fino ad assumere un carattere collettivo. Dalla Grecia affluirono a Roma numerosissimi schiavi spesso utilizzati come precettori dei giovani aristocratici che ricevevano, così, un insegnamento bilingue, in greco e in latino.
Ulteriore lascito della cultura greca fu la differenziazione del cursus studiorum in tre livelli, guidati da tre figure di educatori: il litterator, corrispondente all’insegnante dell’attuale educazione primaria, il grammaticus, insegnante del livello medio ed infine il rethor, docente della scuola superiore.
Si trattava di un’educazione veramente lunga ed estenuante, poi ci lamentiamo noi…...
Ancor più inconcepibile era l’utilizzo da parte dei maestri di aspre punizioni, spesso corporali, che avrebbero dovuto spronare gli studenti a migliorare, anche se in realtà i risultati erano del tutto opposti. Molto frequente era l’uso della ferula, una sorta di frustino, mezzo che in realtà è stato abbandonato da pochi decenni nelle scuole.
Per raffinare poi le competenze apprese durante questo lungo percorso, l’istruzione era spesso coronata, per i più fortunati, da un viaggio in Grecia, simile ai nostri progetti Erasmus.
Con Giulio Cesare e poi con Vespasiano l’ambiente scolastico iniziò una rapida salita, ma dopo ogni salita c’è sempre una discesa.
Come succede anche oggi, a Roma stava venendo meno la tanto ambita e celebrata libertà politica considerata da Tacito come la principale causa di decadenza delle scuole di retorica. L’unico tipo di oratoria permesso dalle istituzioni era quello a carattere celebrativo.
Al tempo degli imperatori della dinastia dei Flavi , si parlava già di studi comportamentali dei bambini e della prassi, chiamata ante litteram “pedagogica” con Quintiliano, indagini che si pensava fossero state introdotti da Freud, Dewey e Piaget agli inizi del XX sec. Mai sottovalutare gli antichi!
Parallelamente alla caduta dell’impero romano d’occidente per la discesa dei Barbari si avviò anche il processo di decadenza delle scuole pubbliche che furono sostituite in toto dalle scuole di ispirazione cristiana, le episcopali e le presbiterali.
La figura del maestro era assimilata al chierico, l’orizzonte di studi si restringeva esponenzialmente.
Mille sono le differenze con i tempi di oggi, ma altrettante sono le analogie.
Stiamo avanzando o regredendo a passo di gambero rispetto al nostro passato?
A voi l’ardua sentenza.

 
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